• Roberto

περιαγογε

Aggiornato il: 28 apr 2018

Ci sei, ma il pensarti m’è vano

su questa soglia che ancora c’impiglia

in questo spazio, tra il sacro

e il lontano

dove si parla, dove si guarda

e ci si frange insieme lo sguardo

sporgendo dall’altro,

su ciò che non c’è,

ancora.

Chissà se il pensare si ancora al tempo,

se anche la sera dei miei silenzi

è presagio di notte, o se il sognare,

il tentativo di dirsi altrimenti

è il vero destino chiamato futuro.

Chissà se il pensarti è già averti,

è già darmi

o è solo una scusa per volgere gli occhi

e riguardarti. Ancora.


Voltarsi. Ancora ombre a mettere il freno,

ancora l’impronta di questa realtà

di ferri e fermagli,

di un’alternarsi di detti e sospiri.

Ancora il pensiero che fermo si ostina

a credersi vano, sancendo impossibili.

C’è un mondo, là dietro, ai tuoi,

ai miei occhi.

Da qui lo avvertiamo, nei miei,

nei tuoi occhi,

che distogliamo, perdendoci ancora,

senza mai esserci dati

a quella luce,

al fioco apparire di ciò che potrebbe

dal negativo.

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