• Roberto

Metope

Aggiornato il: 29 apr 2018

Era come quando la pioggia

si cristallizza in soglie di vetro,

i nasi incollati a gemere un sogno

e l’aria viziata dai troppi sospiri.

Era un ricambio, di pelle e stagioni,

di sguardi sospesi, appesi al soffitto

o fissi negli occhi, mentre il sudore

ci ricordava che quella era estate.


Il vento pativa il nostro pensiero

inciso nel golfo, là oltre, là verso

il nostro nonluogo, tra i mille nonsensi

fioriti alle labbra mentre l’istinto

teneva il tempo del lento maroso.

Il cielo dormiva, non la parola

sottratta al silenzio. E si taceva

osservando l’amore sfiorarsi nell’ombra.


Era come quando un incendio

inconsapevole di questa pioggia

stenta a scoccare e resta

scintilla

che prova a restare.

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