• Roberto

Roma

Qualcosa

che non so dire

che non so pensare, non oso,

non odo. L’odore dei passi

misto al sartiame e la polvere

da sparo che ci consegna

per sempre al sale.

Quanto,

di questo,

che è un altro mare,

che è un alto mare,

io mai ho conosciuto, anche se il tempo

me l’ha assegnato. In questa

stanza sul retro, tra le lettere

d’inchiostro e di suoni

si perde la musica, si perde

la vita. Fischio d’aereo sul ponte,

s’arrestano i punti e le linee slabbrate

diventano un ghigno. Era la pace,

prima era guerra, ma si viveva

sperando il ritorno. In questa

stanza di ferro immersa nel mare

ruggine e sangue, uno stesso colore

che stinge, si perde tra le ferraglie.

Seppia

l’oblò nascosto in una cornice.

Dietro a una foto, unico resto,

un altro nome.

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