• Roberto

apporto

Sulla riva di un mare impetuoso ho pianto. Le stelle non s’appicciavano e la nebbia, Dio, la nebbia. Questa nebbia che sale e m’approssima, mi sfuma. No, non è sale, nemmeno sudore di una notte passata madidando lenzuola. No, non è altro, se non questo maledetto giorno di realtà, maledetto tempo di carne e catene, di corpo e pensieri inconciliabili con ogni dire. E il semplice, anche il più semplice grido era già un verso. Maledetto maledetto poetare che porti una riva, uno scoglio di pietra, un impiccio, uno sguardo all’avanzare di acque salate sul volto la notte.

6 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti

Gabbie

Vuoto d’aria, fantasmi nei corridoi a giorno, elettrici, soltanto l’ombra a sopravanzare il passo, incerto. Assenza di orme, di polvere, memoria plurale di occhi che indagano come bambini che ti prend

Ci si guardava

Le colline hanno occhi, ma non guardano a noi, mentre, distesi immaginiamo un altro cielo oltre il buio soffitto di casa. Finestre ci celano, lontano dai muri, fragili scudi a riparo dal vento che l’a

Vedersi negli occhi

Il vento, la luna, la soglia di casa che attende in silenzio un passo mai nato. Indietro, la strada, tra luci fiammanti e alberi nani, alberi e mani, dita, diamanti nascosti. Brucia l’asfalto dentro a