• Roberto

Borotalco

Vago pensare ai cipressi, alle rose alle altere calendule, ai giacinti, al timido fiore del melograno, quando è la sera. Si celebra ancora, ma l’altare è senza quell’ombra gradita al divino. Scompare il cenacolo, il desco e l’ospitare si arrende alla solita cena. Banale è il profumo del tempo se non c’è chi lo trama, tra gli stami, tra le radici che mutano in rami e affondano a terra le foglie perché bevano, alla sorgente, tutta la vita, nel suo letamaio. All’angolo del davanzale davanti alla casa, una casa. Un padre, una madre, un padre che fa da madre una madre senza più un padre che ha perso la madre ed il padre nel darsi la vita. Fuggita. Fuggita. Antinomia del tempo, la sera diserta anche i colli: qui è l’infinito, nella piana che un ritaglio di rena ha inciso al suo mare.

2 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti

Mezzanotte (silencio)

Accomodati, una fila in platea è prenotata. Avrai il tuo pianto, un'alcova blu notte, blu labbra, blu ciglia. Sipario si leva, due gesti, le maschere. Orpelli, battute, finzioni. Funzioni della n

Velatio

Resta da scrivere, quando le notti più non s'allunano, e il vespro ricanta l'odor delle messi che giacciono inani, al suolo adombrato di prima sera. Non si riascoltano i nastri istoriati, avido