• Roberto

Cacio e pepe

Mosaici di pietra

duri, per i denti

mentre mastico, cosa non so

dove mangiare.

Vicino, e mi esponi

un dire un po' conosciuto,

non un'eco, né messaggio

che racconti qualcosa.

Io, qui. A fare che cosa

che cosa non so

né m'importa, alla fine

sono dov'è ogni inizio. Con me,

in tasca uno spicciolo

per qualcosa da ricercare:

cosa sia

cosa non so

ma è qui, che cammina con me

sul lastrico, in piedi

scalzo come sempre vorrei

(ma spesso non è, non sono)

E due americane, che si fanno la foto

su una vespa moderna. Per loro è l'uguale:

gli anni Sessanta e il Colosseo

o il finto menù dell'antica Osteria

aperta nel duemilasei.

Sono un sol di passaggio, un'arte stonata

che non sa suonare e che crede

che ogni dì si risolva in sera, al balcone

stretto sulla Lungaretta. Mastico e sputo,

com'è suggerito, poi ancora respiro

come sono obbligato. C'è libertà, mi chiedo

cercando un fresco,

un'altra ombra al pensiero che assaggia

ancora granita siciliana.

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