• Roberto

Ci si guardava

Le colline hanno occhi,

ma non guardano a noi, mentre, distesi

immaginiamo un altro cielo

oltre il buio soffitto di casa.

Finestre ci celano, lontano dai muri,

fragili scudi a riparo dal vento

che l’autunno fischiava e l’inverno

ha cantato.

Ci si credeva più forti del tempo,

baluardi di carne, di ossa, di voci

e mute parole. Ci si credeva, a quei rami

che la notte intonava mentre nei sogni

si amava un ricordo.


Il cielo è lontano. Si perde lo sguardo

dentro una lacrima che presto il mattino

dimenticherà. Trame disfatte,

le nostre anime tessute la notte,

quando speranza s’ordisce all’angoscia

e il sangue s’adagia stingendo tra i volti

riabbandonandoci all’incanto dell’alba,

nella rinascita a nuova morte.


S’increspa un respiro tra i rami spogliati

degli alberi bruni, sulle colline.

Il vento ricala dentro alla stanza, accarezzando il lenzuolo di lino

posato sul volto.

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