• Roberto

Confiteor

Sai, amico mio,

quando pensiamo, noi, qui,

a ciò che non è,

pensiamo all’ancòra.

Un presentimento, se alle labbra quel nome

non si è affacciato, se quelle labbra,

dio, quelle labbra,

sono lontane e le vorremmo

vedere.

Se lei, invece, ci è stata accanto

senza alcun come, senza alcun quando

anche soltanto per un ciglio di sguardo,

al fianco vorremmo quel solo sentire,

per camminare il nostro destino.

No, amico,

sono un bugiardo

non si desidera solo

ciò che non c’è,

o che è lontano. Così io credevo

ed era più facile armarsi, la sera,

per affrontare i vuoti di notte.

Un volto alla luna, una stella cadente,

un’ombra schiarita da un’eco marina

e il sogno placava la sete in speranza.

No, amico mio, più strana è la vita

per chi non ha le tue orecchie a punta

e più terribile ancora è amare

nella presenza.

Ma dolce è indagare,

con gli occhi, la pelle,

sentire gli sguardi,

la voce, le mani,

il respiro

e camminare sui lungomare, sui rami dei boschi,

tra i vecchi portoni di una città,

senza alcun dove, senz’altro che lì.

Perché, dici, amico,

perché questa sera?

Non so,

o forse so.

Forse, si sa.

E l’oscillare,

tra l’angolo acuto che viene al sorriso

e il senso del mare celato dagli occhi

ci è vita.

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