• Roberto

Controsenso

Guarda quest’alba

alla finestra mani assonnate,

un vetro, due occhi, profumo

di paglia e caffè. Lascia qui

il tuo silenzio. Senza che sia

oggi

un altro giorno,

un’altra pioggia. Ricordo quel vento,

il sogno di essere ieri,

di essere insieme.

Ora sul mare si vede

muoversi il cielo.

Quell’uomo mi tira la giacca. “Ma tu sai chi sia?”. Parla degli angeli, di un dio. Rispondo a termine. “Destino”. Eppure, qualcosa di libertà. Se non nell’essere, nel darsi. Mi fa l’elemosina: un guanto, un calzino. “Ti siano lievi il sole e la strada”.

Storie d’incontri,

e incontro è già dirsi

nei florilegi, tra i sacrilegi dei sortilegi

fatti di sguardi.

Mi sfiora una coda. Il gatto si è perso, ma resta una fusa. Ti vedo tessere ogni mia trama e non temo. Recidi, forte. Un graffio sul petto e il tempo ricomincia. Più che un metronomo, una clessidra dentro a una sfera.

Cambiare lenzuola, ma solo

sognando. Trovarti in altrove,

trovarti in altura,

tu pensa

una rete che sciolga, un amo

che liberi e il sale

che ci disseti.

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