• Roberto

Da un da a un qui e là


Odore di bosco e di riva,

di fango e letame

di rose.

Una terrazza data in affitto,

vissuta a rilento, sporcata dal sonno

e da un tabacco all’aroma di miele.

Vedo i tuoi occhi anche se

misti tra il fumo che viaggia

nel tuo lontano.

Colgo un’arancia, al maschile. M’avvinghio ai tuoi rami, alle foglie amaranto che sfrondano ombre. Spine di rosa, roride per la rugiada del pomeriggio. “Si chiama virtù”. Qualcuno che passa in abito scuro e cravatta, ma scalzo. Non vedo che occhiali abbandonati. Chi è qui non ci vede.

Accanto a quel marmo si parla di tutto,

di fusa e di gesta, di scranni e diritti,

di ogni parola al sapore d’incontro.

T’incontro anche qui, al tenue chiarore

di questo rimedio, mentre la sera

rinfresca ringhiere e muri di case.

Curioso tra gli altri.

Si cena, a quest’ora,

spesso in disgusto,

pareti sottili rivelano il corpo

di tutto il non detto. Altre famiglie

cadute in disuso. Figli che cercano

strade perdute

strade mai state

tracciate.

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