• Roberto

Ecce homo

Ora che il muro è intonso, e la notte è breve mentre la rosa sospira, senz’eco, la sera. Ora che il giunco si piega, senza che sia vento e il merlo si tace osservando il suo nero. Ora che l’onda s’inghiotte nel cielo dell’alba e sazia dell’ombra s’affida al tramonto. Ora che s’incuba il sogno e gravida la notte s’avvicina al suo limitare senza che l’uomo rinasca, senza che la donna sorrida. Ora che il cielo è un giaciglio, e il treno un segreto, ora che il fiato è annebbiato e gli occhi soltanto miseria, ora che la voce s’annoia e il pensiero si mente a un ricordo sbiadito, a un sussulto spezzato. Ora che tutto tace, non c’è che il silenzio, e il suo nulla, non c’è più poesia, se non rantoli, agonie di versi strascicati, incisi, slabbrati da un volto che più non s’offende da una lingua che più non s’arresta di gridare all’abisso.

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