• Roberto

En. Core.

ancora

un cuore

rincuora il centro

del petto

e musica accorda

un nodo di corde

strette strette

cordiali


Un vano ricordo è già sortilegio

mentre la fiamma s’accrocchia al camino,

il fumo stordisce le fusa e roca

la cenere sale al cospetto di occhi

guerciati dal vino. Calice nero

raccoglie del giorno il florilegio

per renderlo sangue e farne singulti

da bere alle tre, tra il sogno che sveglia

e la notte che attende l’angoscia

di sguardi senza un rimando. Nel vetro

smeriglia soltanto la luna, sbieca

illusione che il mondo, là fuori

sia quello che era, quand’era, un tempo

lo stesso argento di nebbia e di sale

polverizzato dal franto del mare.

Lui resta. E risale. Un palpito spento

contrae il futuro, rigetta il passato,

nella marea di un vano presente

che erode ogni sasso, ne tace il lamento

facendone eco dispersa nel vento.


tum tum

tum tum

Sì sto. Le pagine vuote, dì a

(me)

Sto. Le troppe parole

le troppe parole

tum tum

tum tum

Lo stiamo perdendo.

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