• Roberto

Esserci (Metafore del come)

Forse se ancora guardassimo al cielo

ci salveremmo da questo orizzonte

che limita il senso. Immagina

un giorno

le mani affondate nei tuorli di sabbia

formatisi a riva, mentre ci avanza

l’onda che viene da un mare infinito.

Immagina l’alba una al tramonto,

le notti a passeggio tra le piazze di Roma

e i vicoli brevi di periferia. Immagina

il franto d’un temporale, la terra che trema

d’una carezza schiarire la sera

e la nebbia che sfiora il Tamigi

farsi di sale, lambendo un dammuso.

Lo senti, quel senso che ci è precluso?

Il non poter dirsi, il non altrimenti,

l’esserci a fronte di un altro specchio

che ci riguarda, ma da lontano.

E noi siamo due, anche per mano

e l’accettare di esser poeti

già ci divide, segnando la pelle

nella parola. L’onda ci incalza

e il restar fermi su pallida rena

solo ci rende un’ombra alla luna

che ride ignara dal suo confine

di essere solo un breve frammento

riflesso all’aurora.

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