• Roberto

Farti spazio

Dovrei ritirarmi,

annodare i silenzi, vagare la notte,

lasciare che sia, che sia ciò che è

senza riavvolgere

né srotolare

lo spazio che è aperto.

Non è facile guardare l’immenso

dentro ai tuoi occhi,

non crederci,

e provarne a sfuggirne le braci,

temerne cattura. Già prigioniero,

ma libero del solo pensiero

davanti a una corte di re e di regine

un mazzo di cuori che gioca in un prato.

Processo, attraverso,

sdraiato

sentire la sera, un senso di pelle,

un tiepido scuro profumo

e un’orma, recente ricordo che resta

e si fa annunciare. Oltre,

illecite vie dell’immaginare,

sentieri negati, sopiti, sognati.

Contare a lungo gli istanti di tempo

tra le sbarre passati.

Dovrei. E forse è peccato, pensare.

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