• Roberto

Fenicotteri rosa (Canto del marinaio)

Vorrei le colline, le macchie d'autunno, sui rami a cingere gli occhi, e nidi d'aghi marittimi, steli di viole, profumo di rose e di gelsomini, promesse di un canto che svegli,

all'alba la primavera. Vorrei questo mare, l'orizzonte, la riva, lembi di un'altra pelle, d'incontro al selciato che mi squadra l'ombra, che m'intesse l'anima, e il suo sciabordare irrequieto ma vivo per scompigliare le tese di un vento che mi è deriva. Vorrei lo steccato d'un altro fasciame per riconfinare la notte alla sera e limitare il vagare del sogno che il sonno precede. Uno sguardo il tuo sicuro d'amore, per contenere questa mia carne che si sfarina tra sole e rugiada. Un pensiero, un solo pensiero che strappi la voce anche al silenzio. Sterminata pianura l'essere soli

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On y va

E viene in mente l'Ente. Chissà dove va l'Ente, se tra l'albume che incolla le mura o a ciancicare nella risaia là sotto alla diga, dove sul bordo s

Bon courage

C'è il parlare, una strana cadenza. Ha dell'intonare. Non che l'ami, mi è ostile e non per campanilismo démodé o per quel lento cadenzare un po' agée delle vocali, così