• Roberto

Frangente

A quel tempo non avevo paura e scrivevo

o scrivevo perché avevo paura

di non scrivere.

Squarciai il tempo,

lacerai il mio stesso infinito

con la china e l'inchiostro,

con la bocca nera di grafite.

Ruppi il cielo, svaporai ogni nube,

sfilacciai i rami da quella foresta

che m'intricava la mente.

Vidi un faro incombusto,

e un falò incenerito di ogni parola

soffiar via col vento,

assieme all'ultimo respiro di un uomo.

Spensi il volume, arrotai gli angoli

di ogni mio angolo oscuro

e mi dipinsi, coi colori mietuti all'insonnia.

Osservai bieco il cieco guardare

sotteso ad un prato

e lo invidiai più dell'arcobaleno

perché non v'era la traccia di un senso

nè una lettera di cui fossi il mittente.

Mi domandai chi fosse capace,

chi si sarebbe riempito del detto

svuotando il mio dire

e non mi risposi.

Lontano giungeva un'eco

di onde di mare.

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