• Roberto

Gabbie

Vuoto

d’aria, fantasmi

nei corridoi a giorno,

elettrici,

soltanto l’ombra a sopravanzare

il passo, incerto.

Assenza di orme,

di polvere,

memoria plurale di occhi che indagano

come bambini che ti prendono

in mano.

Duro e lento il camminare, la plastica

t’inciampa il piede che ancora ricorda

gli spigoli acerbi, le spine di rovo,

le rare pozzanghere scavate dal cielo

nelle aride notti della savana.


Un rauco, sconcerto richiamo

ti volta,

nessuno al tuo fianco, nemmeno

più l’ombra intravvede il cammino.

E il calzolaio dagli occhi bianchi

sembra annusarti:

“You’re welcome”.

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