• Roberto

Giroricamo

Assieme ai fantasmi ridanza la notte attorno alla sedia svuotata dal tempo: era lì, era ieri, suonava alla musica il suo canto muto e parola fendeva cicatrici di ore, svellendo la pelle. Disegna sul ramo un'altra clessidra mentre rigurgita ancora una nota, l'ha vista, la vita, moriva ogni giorno nel suo fuoco opaco, e fertile cenere lasciava alle braccia tese nel vento, due grida di orfano che si chiede il perché. Ricalca la mano la traccia del padre che non si rinnega, che sempre si nega fin dal vagito: sia madre a nutrirlo dal seno, del senso, sia madre a coprirlo di voce, del nome, così sia protetto, sia retto, sia l'oro. Due occhi bugiardi ora squadrano il cielo, l'amore, la morte, confondono il nulla che s'è ritrovato al posto dell'anima, la sola richiesta che fece, nel pianto, il suo primo sterile grido d'inutile amante

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Ignaro al respiro il seguitare di giorni diafani, di attimi intonsi puri e spauriti nell'alba mai stata. S'incorre un presagio, intuona miseria preghiere selvagge per invocare il muto, l'assente

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