• Roberto

Ideo precor (nimis cogitatione et verbo)


Un vecchio che canta, pare

ululare, richiamare d’un merlo

o godere.

“Oh oh oh oh”

Le luci basse delle case, stasera

affievoliscono anche l’estate. Una sola

cicala che canta

industriosa,

perfetta, mentre volute di nebbia

scandiscono timide stelle.

Abbandonati, sopra altre strade

gli stracci vestiti nell’intervallo. Vieni qui,

scaviamoci questa trincea

per la notte

che viene, almeno lei, senza sentire il peccato.

Perdonami, padre, perché ho peccato.

Fattene una, santa

ragione. Curiosa radice,

la penitenza.

Vieni qui, rintanati, in questo scavo

ad ascoltare le ruote che cigolano

sopra alle strade battute dai vespri,

dagli sputi e dai mercati.

Dimmi, padre, da quel tuo scranno

d’ebano tinto, da quella grata che odora

del fiato di cento domeniche, dimmi:

hai mai ascoltato, anche tu,

il rumore di uomo che scruta la notte

e attende un sospiro? Il cigolare

di voci interrotte dal tender di reni?

Dimmi, ti è noto

questo strisciare di cosce

e sudori, di mani e lamenti, questo stridore

di denti

così diverso dal tuo racconto?

Mente. Lo senti?

Vieni qui. Lui non può ascoltare,

si è addormentato, le mani sul ventre

annegate nel saio. Vieni qui.

In questo avamposto nascosto ai segugi

non potrà assolverci.

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