• Roberto

Infanti (senz'altra parola)

Ritornami agli occhi ancora un ricordo, le guance scarlatte, il fiato rincorso tra l'orto ed il prato, dove le rose, le rose nascevano senza che alcuno ne avesse deciso la libertà. Ritornami al mare, al delta del fiume che ci ha incontrato tra il giunco e il sambuco, nei luoghi nascosti, tra le anse di un tempo ancora invenuto. Da una riva, si pensa, si stende la mano oltre quell'argine fatto dall'uomo, perché non ricada nella corrente che ci ha recisi. Saremo un profumo acre di cenere, l'incenso che asperge l'altura sottratta a quell'orizzonte che divenne il confine del nostro guardare, dispersi, la notte senza che un lume, un bocciolo, un incanto potesse stornarci dal capo le spine e rifiorire, in primavera, come le foglie tra steli di un pianto nato in rugiada, vagito in quel prato.

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