• Roberto

Inframmezzo

Qui, proprio qui,

nell’incavo opaco che la notte trascina

come un sudario

mi muovo

mi svesto. Il pavimento recita l’Ave Maria.

Il pavimento è un lamento.

Fuori si sente soltanto il vento.

Rime. Ho scritto rame, bracciali, tre. I più sono rimasti. Stretti i polsi nel giudicare ciò che non c’è. Manette, prigionieri. Colpevole. Di cosa? La colpa è sempre un godere agli occhi altrui. Di chi non gode, dico. Sensi di colpa, andatevene a fare

biada, così ci si sfama. Senza gli orpelli,

senza le giostre, i tessuti, i ricami,

le ansie, gli affanni, il tempo.

Il tempo che corre come un deserto

scrivendo la sabbia senza alcun senso.

Scrivo la sabbia

senza più un senso.

All’orizzonte albe e tramonti

si fanno già sera.

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