• Roberto

Insinuazioni

Calce e lenzuola, bianco cotone s’increspano lente, all’aria in novembre. Tremano i muri, l’algida parola qui non risuona. Qui non v’è voce, né eco né forma che abbia sembiante nell’ombra intravvista, ma solo alle volte, sull’uscio di casa quando la sera addolcisce il silenzio. Incaglia il pensiero il verso mozzato che non s’ha da dire, perché si spera che il suo disincanto travesta realtà e ne fugga bonaccia, finta cernaia dove la pace s’ha sempre da fare. Brulica ancora, su quel soffitto che nelle notti faceva da cielo portando le stelle, i sogni, l’amore e l’intimità color di rugiada avrebbe annunciato sguardi dell’alba. Suonava, suonava, quel verso, e brucava spianate di vento sui grattacieli di un passato immane, atroce, dantesco fiero costrutto di vita e di morte che li trascinava, d’altrove, nel quando, strappandoli all’attimo del loro giocare a farsi poesia.

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