• Roberto

La selce che lastrica il tempo

La selce che lastrica il tempo

Un’arancia sul passo non è un inciampo. “Per di qua”. Seguendo la pioggia, che mi riporta un po’ più vicino. “Svolta”. E s’apre una piazza. Uno squarcio tra le parole riduce il silenzio. “Per dove?” E si resta sospesi. Da qualche parte un sentiero che si va tracciando, tra gli uliveti che rifioriscono. Di zagare. Ne afferro la polpa, vitamine. Le bucce sulla mia pelle. Si cena di soli tramonti.

Ammainato, l’uomo consona

l’urlo del vento. Un ultimo sguardo

alla terra. Ora è mare, e chiama.

Senza una vela,

i remi spaccati dal gelo.

Derivare il cielo da una domanda

e scoprire il tempo.

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