• Roberto

Luogo. Fuori.

Scompaginato, in business,

un odore di lavanderia

tra essenze nissene ed il burro

di un frollino

uno solo

svizzero, incluso nel prezzo.

Accanto, stendardi,

la pomata che include nel calvo

i capelli impeccabili dei cinque minuti

e cinquanta euro,

tra le spalle un frescodilana

che cade, prezioso

su cravatte scorsoie, appesi

al braccio di uno sguardo di donna

dalle unghie di fresco laccate

dalle guance di vitello tra i piedi

e dal copricapo, inglese, ma riposto

proprio lì, dove va, accanto

ai brindelli d’una bisaccia

sfondata dai libri, troppi

(sia mai, il viaggio è un po’ lungo)

per due spalle sguarnite di sonno.

Lo sguardo, di loro, fuori, la parola

alla cornetta. No, eufemismo

o metafora (chissà se ricordano...),

solo uno sbircio alla copertina:

rapido inorridire

invidia-gratitudine

sia mai che si provino, per correttezza

e disumanità. Giudizio? Compassione,

lo sguardo mio, dentro, dove l’ombra

d’un abito italiano travestiva, sul fondo

lo scarto che resta.

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