• Roberto

Maggio

Ripensare alle scale,

alle pietre,

ai naufragi. All’orizzonte che appare,

all’orlo del mare che da lassù

volevo toccare. Ripensare.

E voler le salite, la polvere,

una zattera slegata dal tempo

per incontrarti

e salpare

e andare.

Senza una meta,

senza approdare.

Sulla destra, un bosco, ma rado. Sto al passo. Indietro, lo stinco di un santo. “Ti fidi?”. E fermi, come un precipizio. A sinistra, un ritaglio di sole. Ti chiamo. Avanti, soltanto nude parole. “Cosa significa?”. Il silenzio che avvolge, ma non è un vestito. Siamo un intorno tenuto per mano. “Quello che desideri”. Il cielo si piega, la terra si spezza, l’aria si disfa. È il mondo. “Ovunque”.

Sentire un istante che sei

e sei come sei,

immaginare tutti i tuoi non

e l’ignoto che resterà tale.

Un’ombra di luce tra i palmi,

gli occhi sul sole

un remo di palma dal nome “vorrei”

e la notte s’inarca, tra le onde

qui accanto

sfiorando la pelle

appena, quel poco

per dirmi di te.

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