• Roberto

Me. Lo dramma.

Sei il pugnale infiammato che incide dentro alla pelle del nostro silenzio, la grammatica di parole ambite, la metafora, il nutrimento di un discorso in frammenti.

Sei il verbo d'istinto, il fantasma mosso dal vento nel confine inverso del precipizio dove ci attendono frasi sbiadite riflesse da un'eco priva di senso.

Sei lo sgomento, il divieto al pensiero lo scardine duro d'ogni cerniera, sei l'uscio sbarrato, opaco alle labbra che temono baci, e suonano inermi un fragile schiocco nelle nevaie sepolte al ricordo.

Sepolto allo sguardo, sporgi al sipario: stretti in fascine di fragile nebbia guardiamo fissi, stonati dal tempo mentre tu muori solo, nascendo.

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