• Roberto

Ogni volta che vedo te

Alzo gli occhi dalla pozzanghera che mi ha inciampato. Nel cielo un sole di fango gronda liturgie. Un aereo oltrepassa un Amen, i passeggeri mi sorridono. Uno ha il nome del fratello che non ho mai avuto. La lavandaia all’angolo ritira il bucato dal marmo, al rumore si accordano, finalmente, i violini lasciati a svernare tra l’erba. Non c’è più città. Il profumo d’un pesco m’attira. Sul tronco sono incisi dei nomi, ma una piuma scarlatta li nasconde.

Tegole finte

per i plebei. I tetti impediscono

altri spazi di cielo alle case.

La sera ha un colore di trama e le nubi

s’accalcano attorno alle navi. Giro la strada,

rivolto gli occhiali. “Nero speranza”

dice la donna appoggiata allo stipite

mentre attende una rosa dall’uomo

che l’ha appena oltrepassata.

Lui la guarda, risale

per un altro po’.

Strani i colori di quest’autunno,

tutto il mio attorno risuona di nuovo

o di nascosto. Come se fosse

primavera. Sento un tuo passo.

No.

non sei ancora. Peccato.

Si fa volentieri,

il peccato. Guardandosi.

In un Amen.

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