• Roberto

Potessi colmare quel metro

Aggiornato il: 28 apr 2018

I tuoi occhi schivi,

i miei a cercarti.

Poi tu,

che mi ritorni

e non so se lo sai.

Lo sai?

Ma forse è già tardi

forse già

l’orizzonte m’ha preso.


Eppure ti sguardo, il tuo sguardo m’attira.

Parlo di lui, per non dire di te.

E devo scrivere

circoscrivere il senso di ciò che non è

perché sia, almeno in me,

qualcosa per te

e così sia, qualcosa di te

almeno per me.


Ho imparato le penne, i fogli, gli occhiali,

i morsi di fame, lo stare composti,

le gocce di cera colate sul marmo

dalle preghiere di chi ancora crede,

e vive, e lo crede.

Ho imparato il potere dietro agli specchi,

e la debolezza del mio sognare,

ho imparato a guardare, a farmi vedere,

a prendere e a dare, a venire

ed andare

a non chiedere

ed aspettare.


Non penso alla pelle. Ci penso e sospiro.

Che sia, cosa sia, quest’altro versare

un altro bicchiere,

e infrangerlo invano,

mentre ti guardo, guardo i tuoi occhi

qui,

da lontano.

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