• Roberto

Raggi

Uno squarcio,

in questo maledetto silenzio.

Esserti a un metro, e sentirti riva,

inafferrabile approdo. Un vuoto allo stomaco,

di quelli che scavano e assorbono il tempo.

C’è vuoto,

e vuoto. Vorrei la tua assenza,

qui accanto. Non questo vuoto, mentre sei assente. Una buca nella sabbia

che sfrangia le dita.

Il vecchio è assopito mentre la lenza si tende,

fino a strapparsi. Uno schiocco che punisce il cielo. Passo, affondo dentro ai suoi sogni. Mi sguercia. “Lascia che sia la distanza. Abbracciala”. E avvolge il nylon strappato al mulinello.

Fammi una domanda

chiedimi

la cosa più stupida della giornata.

Lascia che il cielo si mostri,

in questo strappo

attorno al quale inutilmente

ricamo.

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