• Roberto

Ralenti

Com’è ora, solcare

gli stessi binari d’acciaio e di sale,

come se il tempo

e non ieri

fosse a venire. Guardo la neve

sotto al metrò. Infanti che allattano

madri in disuso, un pane che attende

il vagabondare e quel padre,

dio che padre,

ha dimenticato i suoi figli in un prato.

Sviene a rilento il vapore del treno

e cela la notte, dove ogni stesso

ora è diverso

o forse è mai stato più di un allora

quando la nebbia aveva il suo nome

e si mendicava sui marciapiedi

seguendo con gli occhi le strade arricchite,

i tacchi di scorza, le ciglia arroccate,

gli impermeabili a dire la pioggia

senza che arrivi. Tutto è un rilento,

un fioco distrarsi da quei vagiti

che tolgono il sonno. Nessuno si annuncia,

non meno che il viaggio, che vaga la sera

senza una meta.

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