• Roberto

Rampicante

Aggiornato il: 28 apr 2018

Chine le pagine sulle pareti

dove un lenzuolo lento s’asciuga.

Insolito luogo, ma non è l’amore, soltanto

si dorme ormai in verticale.

Affievolisco. Occhi impossibili

al solo pensare

svegliano il giorno. Fuori è già tardi,

ma non è silenzio. Una luce che chiama

gli avanzi di cena. Una madre che cuce

polsini in ammollo. Odore di fumo dal fiume,

là sotto: l’amico del prete sta meditando

su altri consigli. Vorrei quella voce. No,

impossibile accarezzare

la pelle dell’aria se del profumo

si nutre anche il vento. Appeso, appassisco,

ma solo al finire dell’oggi sfinito. Altre radici

affondano a terra. Un chiamo distratto ricorda

che è notte, e si dorme ogni dove, nelle altre

casa. Qui, è ancora oggi.

Così si giace schivandosi gli occhi

e parlando di ieri, soltanto un poco.

Chissà se la sera lì ci si ascolta

o si fa finta, come qui,

che anche il ruggito del mare in tempesta

s’ascolta domani.

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