• Roberto

Remoto albeggiare (Febbraio)

Ci sorprese la terra, mentre tra i piedi

la neve posata dal mare tornava

a farsi vapore sfinito. Non era che un sogno

il primo ricorso alla lettera

portataci appresso nella scrittura

di quella scena. L’aprimmo,

era ieri.

Un pallido sole a riscaldare

le desinenze di ogni verso,

di ogni singulto,

dell’ansimo breve sottratto al respiro

dall’unico sguardo che ci ha giudicato.

Tu e io. E sempre, da solo,

a nominarmi, illudendo il mio volto

tra quello degli altri, per chiamarmi

diverso, per dirmi più terso

dell’amarezza legata al sapore

che ci lasciava. Un vino annacquato,

i miei sensi, i miei tempi,

le vacue parole lasciate alla riva

per ripararle dal gelo d’inverno

non sono più neve,

ma sale.

M’assale marea in questo sentire

di verso l’istinto.

2 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti

Roma

Qualcosa che non so dire che non so pensare, non oso, non odo. L’odore dei passi misto al sartiame e la polvere da sparo che ci consegna per sempre al sale. Quanto, di questo, che è un altro mare, che

Doppio battesimo

Tu sali le scale e miagolando m’approvi, seduto al riparo di un appuntamento. Mi punge la schiena, un gabbiano sovrasta la croce illuminata sul campanile. Anche Cristo è sfrattato, i suoi resti per st

Nevermore

Chissà se finisce tutto qui se la luce si è spenta o un andirivieni ci attende. Cascate, sentieri, ognuno a rimuginare su quelli che un tempo sono stati pensieri. Chi sa non parli. Troppa è la vita ch