• Roberto

Rimarginare

Si sente ancora l’odore del mare,

il profumo di casa,

da nuvole basse, che all’orizzonte

riposano quiete. Si sente il respiro

del maestrale, anche in novembre

quando risuonano ormai le campane

tocchi d’addio. Si sente nei campi

fioriti di marzo un’eco di donna,

il flebile canto del lontanare

e dell’acerbo silenzio del grano

piegato alla luna.

Si sente parlare, nel parco, d’amore,

di tempi al futuro, di chiese e invitati,

e di promesse credute per vere

e mai troppo vane. Si sentono gli occhi

mentre s’incontrano in mezzo a una strada

senza risposte, nel solo stupore

di essere grani di un solo solcare.

Si sente lambire, nella scintilla

la congiunzione tra mondi tradotti,

di luoghi distanti un oceano od un senso

farsi barlume, e poi focolare.

Si sente toccare la pelle, le mani,

il velo che cade scoprendoci al mondo

l’essere umani.

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