• Roberto

Robinson

Strane luci, strane case,

strani versi d’animo e fiere

tra cantilene di giunchi e sambuchi.

Il torrente è in secca,

ma scorre

come d’autunno al mare il ricordo.

Ci si aspettava di essere

Dio

e dominare i disegni di tutte le stelle,

le spire di ogni serpenti

e gli arabeschi tra i rami d’acacia

chiamati falene.

Ci si aspettava il tripudio al traguardo

Ci si aspettava persino un traguardo.

L’ombra del gatto mi osserva. Il gatto è a cena nell’altra stanza. Profumo di fumo e limoni. L’ombra del fatto mi osserva. Il fatto è un corretto, quasi un figlio d’intelligenza. Si fotta l’errore, qui si erra, si vaga, ci si distoglie, si toglie, si leva. Ci si alza nel cuore

di una notte svegliata nell’alba.

Un raggio di vento m’incalza, sussurro,

contatto. Fresco pensare che é giorno,

un nuovo giorno. Lontano la ciminiera

ricorda i naufragi. Un uomo legato,

lì a croce. Una donna in manette,

che prega.

Una donna costretta alla croce,

un uomo che piange distratto.

Ci si aspettava che questa è la vita,

l’errore

di mille certezze, di cento e più strati,

di regole e croste, di sangue e tributi.

Lontano la ciminiera è l’albero vivo

che solca una zattera in mare.

E ci si aspetta,

ora

in questo cammino alla deriva

che è già navigare.

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