• Roberto

Rosa in forma di poesia

Il cielo basso trattiene la pioggia

e grondano i rami sfioriti ai ciliegi

mentre le fronde arate dal vento

s’inclinano all’ombra. C’era

poesia

e sfiorava le labbra anche al silenzio

ammutolito di primavera. C’era poesia

oltre agli stenti, agli slanci, agli

sguardi,

ai tentativi di dire “domani” pensando

ai tuoi occhi oltre ogni verso

Possibile il tempo

più di una poesia?

Il quaderno che ho lasciato in terrazzo si sta sfogliando. Le parole che lo riempivano scivolano tra le grondaie, poi cascano in strada, senza rumore né urla. “È libertà”, mi dici. In fondo ci credo. In quel fondo di strada a volte mi sposto, mi smarco, vagabondo. Penso fosse lì che. “Possibile?” chiedo. “Possiamo”.

Potere è quasi toccarsi e farlo. O non farlo. Possibile è il darsi tra i non.

La porta fischia, l’aria

risucchia un sentire

Non so cosa sia questa cosa e il rischio

è cosificare ogni parola,

perché si sciolgono

le mani, come quei rami. Pensa quei rami

sfiorassero un giorno la terra

e la tua pelle.

È finito di nuovo lo zucchero, potrei

ricomprarlo

oppure non.

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