• Roberto

Sans d'un poète


Forse i gabbiani e il loro stormire

o come si chiama quel verso

che non mi viene,

che non ci viene.

Forse il loro è l’assurdo dietro ogni vetro.

Un altro godere del cielo cobalto.

Solo una stella,

una sola e sotto

la luna.

E le zanzare banchettano, mangiano,

succhiano avide il sangue che non ho versato.

Ancora di un verbo si teme e sotto

geme la strada.

Pupilli ne corrono anche il lamento e le pupille dilatano

lo sguardo attraverso uno scorcio di sera.

Menzogna, quell’urlo che viene d’accanto,

anche lui gode e non attraverso

il nostro parlare. Lui no,

è diverso. Anche le braccia invocano

un’altra pietà. Mi smuova, riverso

tra gli argini di un marciapiede

un cencio aggrumato di piscio ed asfalto.

L’abito bello

di quand’ero bambino.

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