• Roberto

Senza.

Do ragione

un po’ a malincuore

al bando dei chiari di luna.

Non sempre, ma oggi,

tra un pane sciolto e un caffè raffermo

oggi il senso non ha alcun senso.

Dire “sguardi”, e mancano gli occhi.

Dire “labbra”, e non ho da toccarne.

Dire “pelle”, e ne manca il calore.

Dire “Tu”, e chissà dove sei.

Chissà dove sei.

Parole,

e mancano i corpi, la carne,

il duro di ossa, la forza di gambe,

lo slancio di braccia. No. Mancano ossa, gambe e braccia

e labbra da mordere

e mani da stringere, e gomiti e spalle

e schiena

da accarezzare.

Meglio non continuare.

Altri chiari di luna, quegli altri.

Perdi anche la musica, i segni, la voglia

di metterti a fare dei versi.

L’unico verso è risata, piena,

presenza.

Che ora non c’è.

Cantate pure, cantare d’amore, di baci,

carezze, di volti, sospiri, di palpiti,

ansiti, cenni, silenzi.

Stanno tutti lassù.

Oggi, non io.

Qui non c’è niente.

L’unico cuore sta tra le costole,

è sangue, tessuti, fibre

rumore

e il tuo non c’è, per posarci una mano,

questa, mia mano.

E sentire che sei.

Era più facile un chiaro di luna.

Lassù, in paradiso, tutto è perfetto,

persino l’assenza.

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