• Roberto

Tele o logia

Una scatola opaca

oggi

più di un piatto distratto. Incarnato,

cobalto, magenta. Cinereo o canarino.

Colori perfetti in 4WD, no

in ultraHD. Come fumare al contrario,

timore e granate in trincea.

Ho sopravvento un altro fumo,

comando alla notte la sopravvenienza

a questo canale. Rane che gracidano

come se fosse già primavera.

“Sembri un cartone animato”. Forse non proprio così, in questi termini. In questi finali, o scopi, o alla stazione. Lingua che muove le labbra a ogni dire. E dire diverso, dirti di versi, dirmi di verso. Versami

un solo bicchiere, qui, davanti

a questo vetro che parla

e non dice

accendimi.

Si può farsi di logos

anche seduti dentro a un balcone,

tra le sedie di un pranzo,

frusciando tra il grano e un gennaio,

strisciando tra vicoli sporchi di sonno

e di appartenenza.

Si può fare del logos

un habitus, al secolo ottavo,

un bel vestito, specie

se si è della specie che viene

al mondo, nuda.

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