• Roberto

Terra di sospiri e guerra

Un tempo

e questa gabbia

che rinchiude le mani tra le parole

si svuota di me. Un soldo, un occhio,

il verso che mai ho detto,

darei.

No. Non per un banale “che pensi?”

né per un cenno, una smorfia, un riso,

un passo, una sera, una strada. No.

Fugge ogni ora senza una traccia,scompaiono i tetti, le mura di carta si piegano al mio respiro. La polvere inebria ogni poro, lontano un nitrito ricorda che qui, nonostante, si vive.

Campo aperto, e tu non appari qua e là, come si vorrebbe alle favole. Ci sei. E non è teatro, né sogno, né luna.

Perché ci sia pelle. Anche in questo

che mi è insopportabile buco di pioggia.

Perché il giorno affondi oltre ogni giro,

due fiere che si diffidano nel girotondo

incredulo che segue il trovarsi

più del pensiero.

Ruggire

e non darsi.

Ruggire

e afferrarsi.

Anche in queste foreste smurate

dalla salsedine

si gioca all’amore.

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