• Roberto

Trattamento sedentario ordinatorio

Non siamo

che questi

aghi, e tubi, e fili, e gemiti

bucati tra braccia, tra piedi, tra

cute.

Siamo quella sostanza che cede

alla vita e nemmeno sa

cosa sia, la vita

cosa, sostanza.

Abbarbicati, ma glabri, sacri

e vittime di sacrilegi, taciuti

e disturbanti come quest’ape,

che ronza tra succhi di miele

e ordini dalla regina. Operai senza meta,

senza nemmeno metà, la polvere

sull’ingranaggio del tempo.

E dirci da soli,

dirci, da soli,

che siamo nient’altro di notte,

nient’altro che notte, un sogno

che s’addormenta

ad occhi aperti.

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