• Roberto

Trentasettesima posa

Dalla finestra scrutare la neve,

il gelo che batte i suoi denti sui vetri

e il legno scheggiato del pavimento

chiede pietà. Nessuna impronta

accanto

a svelare la polvere ferma

per disseminare il grano venuto

dalla terra di un mondo lontano,

dall’orizzonte del mare d’inverno,

dalle pareti scrostate dal pianto,

dagli appassiti giacinti su un seno,

dipinto dal buio

e nel buio perduto.


Dalla finestra giungere i palmi,

lasciare che il tempo sveli il mistero

del nostro dire ostinato il silenzio

nello specchiarci dentro ad un vuoto.

Vuoto e profano appare ora il cielo,

senza un disegno che ci raccordi

nella parola di un altro nome,

nel melodramma tessuto ai ricordi.


Luccica il petto un’ombra argentata

e l’impressione d’un negativo

appare realtà.

3 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti

Roma

Qualcosa che non so dire che non so pensare, non oso, non odo. L’odore dei passi misto al sartiame e la polvere da sparo che ci consegna per sempre al sale. Quanto, di questo, che è un altro mare, che

Doppio battesimo

Tu sali le scale e miagolando m’approvi, seduto al riparo di un appuntamento. Mi punge la schiena, un gabbiano sovrasta la croce illuminata sul campanile. Anche Cristo è sfrattato, i suoi resti per st

Nevermore

Chissà se finisce tutto qui se la luce si è spenta o un andirivieni ci attende. Cascate, sentieri, ognuno a rimuginare su quelli che un tempo sono stati pensieri. Chi sa non parli. Troppa è la vita ch