• Roberto

Un soggiorno tra fiori di carta

E tu

che inventi le vie tra le case,

che sembri nutrirti soltanto di vento

Tu

che sai così bene di queste sciocchezze

da dirne il verbo, mentre ancora mi indugia al pensiero.

È forse il tuo, quel silenzio che sento?

Mi vieto di dire di quel tuo quadro

ma ho fitte nel fegato le donne, le stanze,

tutto quel sangue strappato ai narcisi

per cui qualcuno che ha colpa

un giorno riderà. Le vedo, e mi fermo

e ti chiedo

perché non so,

in questo assurdo giorno di maggio

tra questo grigio che mi cala sugli occhi

ed il gelo di un sole sottratto. Ti chiedo

di dirmi quell’eco

che mi fissa, che mi riguarda,

sguardo d’autunno

che spoglia e lancina

e non si può gemere.

Dipingerò questo foglio di nero,

sarà il negativo che aspetto, perché non posso,

non posso continuare a pensare

a tutti i miei forse, ai tuoi no, ai tuoi sì,

l’inesprimibile davanti ad un chiedere

che si sottrae,

questo mio stupido vagabondarti

mentre ti cerco.

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