• Roberto

Una sola notte romana

Così deserta è Termini, stanotte

che posso sentire i miei passi leggeri

mentre calpesto orme di altri

che hanno già preso il loro treno.

Il mio forse è ormai partito.

C’è un buco sul tabellone

e solo io l’avverto.

Stasera non parto.


In Piazza dei Cinquecento la gente

attende di tornare a casa:

è venerdì sera e i padri hanno doni,

muti perdoni per giorni d’assenza.

Non trovo i soldi per darmi a un tassì

che mi porterebbe dove non vorrei

e ho un biglietto scaduto,

i tram sono pieni.

Mi restano solo tremule gambe.

Le tocco, irruento, per sentirle.

A camminarci, paiono fiammelle,

così sottili

che solo un respiro potrebbe fermare.


A Vittorio Emanuele anche i cinesi

chiudono le serrande.

Loro, un letto li attende

o forse un dormitorio

dove sentire rumori di altre persone

ed essere un po’ meno soli.

Biascico passi

parole non dette mi stringono i pensieri…

Dove sei?

S’avvicina obliquo, quell’uomo,

m’accosta la mano, chiede un solo pensiero

…ma io non fumo

e gli cammino oltre, incolpandomi

perché prima della voce bruna

ho temuto il suo bronzo,

la pelle ossidata, dietro la barba

che silenziosa raccontava

del suo lungo tempo.

Il mio è così breve…

Dove sei?

Non mi ascolto, ho una borsa

che altri vorrebbero. Accelero il passo.


C’è luce a San Lorenzo,

nel sentirla, si rafforza

quello che mi sostiene.

Dall’altra parte della strada

il respiro temuto si fa vento

e m’accorre,

fino a fermarmi, nel suo forte abbraccio

che la vita, tutta la vita

riaccende.

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