• Roberto

Verso mare

Rumore di fronde,

e un vento d’autunno

m’avvolge.

Questo mare, che io non sapevo

ha voce.

Le luci del porto tracciano ombre

e vano è cercarti laggiù, dove s’ansima

d’acciaio e sudore, tra le chiglie e le gomene,

tra gomiti ciechi e ginocchia piegate

tra le mani versate d’arsura

e i polsi fragili,

tra le labbra

chiamate “vorrei”.

“Legami”. Si abbracciano, forte. Questione d’accenti, si dicono. Così è entrambi. La pesca pare buona, lì di lato. Ma non importa. Domani si cena acqua e pane. E non importa.

Questo mare, che io non volevo,

perché lo volevo, mi vuole.

Resto. Non piove o forse

piove.

Non è autunno, c’è sicuramente vento

e c’è questo mare,

che non posso,

non posso dire

e mi prende.

Mi volto e non ti vedo. “Cercami”. Due rigagnoli sulla banchina fanno a nascondino. “Sei tu?”. No. Rigagnoli. Acqua sale. Ne berrei, ne berrò.

Sa di mare.

Questo mare

che a dirlo tra i versi è una poesia,

ma privata. Tra le labbra ti dico

questo mare

che non sa dove andare,

ma va, verso riva, e ritorna e si versa

nel mare

che guardi

e ti riguarda.

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