Velatio

October 28, 2016

Resta da scrivere, quando le notti
più non s'allunano, e il vespro
ricanta l'odor delle messi 
che giacciono inani, al suolo adombrato
di prima sera. Non si riascoltano
i nastri istoriati, avido è il tempo:
il sonno d’arretro c’incalza
senza che un’orma finisca nel sogno.
Qui s’addormenta chi ci rammenta,
e ci ricuce al ricamo di un verso
inascoltato, ma inciso nel campo
dei nostri corpi, di carta e di china.
Resta da scriverci, e non da ascoltarci
per rammendare i fori dell’anima
e rilegare il riletto di un verso
che s’è disorlato, intonso, slabbrato. 
Non si rimargina il telo di un cielo
trapunto di stelle, pur fioche e vane.
L’unica fonte che abbeveri il verbo
è luce riflessa, franta al ricordo 
di un’onda di tempo lontana:
smarginò l’orizzonte, infrangendoci
in questo verso, che è notte
aspersa di notte e di un filo d’incenso.

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