Ecce homo

November 30, 2016

Ora che il muro è intonso, e la notte è breve
mentre la rosa sospira, senz’eco, la sera.
Ora che il giunco si piega, senza che sia vento
e il merlo si tace osservando il suo nero.
Ora che l’onda s’inghiotte nel cielo dell’alba
e sazia dell’ombra s’affida al tramonto.
Ora che s’incuba il sogno
e gravida la notte s’avvicina al suo limitare
senza che l’uomo rinasca,
senza che la donna sorrida.
Ora che il cielo è un giaciglio, e il treno un segreto,
ora che il fiato è annebbiato e gli occhi soltanto miseria,
ora che la voce s’annoia e il pensiero si mente
a un ricordo sbiadito, a un sussulto spezzato.
Ora che tutto tace,
non c’è che il silenzio, e il suo nulla,
non c’è più poesia, se non rantoli, agonie
di versi strascicati, incisi, slabbrati
da un volto che più non s’offende
da una lingua che più non s’arresta
di gridare all’abisso.

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