T'ango (sciamo)

March 22, 2017

Rintocca nel vuoto campana dell'alba,
assorda nel nulla, di vita che impulsa.
Scende la notte nel mezzogiorno
di quest'altra sera, leggiadra, riletta,
disfatta del senso che non le si appropria.
Spodesta le palme l'arrendersi lento
al sordo respiro, al vacuo riecheggio 
nel cieco distendersi del nebulare
sospeso ad un cielo senza sostanza.
Trascorre lentezza,
                                  smarino di pioggia 
imperla le scapole, tra le cicatrici,
l'assenza del volo. Ristagna nel volto
lo specchio del fango intriso al grecale
che ci raggela, chiodandoci all'ora,
al vasto presente che è un temporeggiare
tra estasi opache: ricordi, speranze,
le piane illusioni che carne non menta
e passi, trapassi, si versi in parola. 
Ci sia dell'umano nel dimenticare
nell'oggi un fermento, un breve germoglio
che spezzi e che illuda la stasi sgomenta
di essere un seme in terra straniera,
là dove è afonia e si ascolta il tacere. 
Ci sia dell’umano in questo sfumare,
svapora la nebbia,
                                  toccare di nacchere
c’incastra al sagrato, mentre trafila
corteo disadorno d’ombre d’amore.

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