TALES FROM (DE) TAILS

Perché un progetto fotografico di reportage, per essere ben valutato ed apprezzato, deve, il più possibile, manifestare una propria unità organica, tematica, compositiva, espressiva, geometrica (di formato), cromatica, ovvero interpretare al meglio il concetto di uniformità?

(E perché una proposta non dovrebbe mai aprirsi con una domanda?)

Un titolo dalla semantica volutamente ambigua e provocatoria ri-vela un progetto che, a livello concettuale, si pone in contrasto verso una delle declinazioni della cosmovisione monista tipicamente occidentale: solo l’Uno è bonum et verum, mentre il molteplice, il poliedrico, è destinato ad essere scartato o, al più sottoposto ad una sterile ed inefficace riduzione.

 

Racconti dalle code.

La coda delle balene, riprese nel tratto di Oceano Indiano compreso tra l’Isola di Sainte-Marie e la costa est del Madagascar nel luglio 2017, durante la stagione delle migrazioni delle megattere, è il termine, l’unico tratto visivamente unitario che, tematicamente, lega le immagini fotografiche di questo reportage. L’eterogeneità delle immagini traduce il tentativo di mostrare e di-mostrare, attraverso la diversificazione di tecniche e di rese interpretative (declinate principalmente sui piani della cromia e del formato) la poliedricità dell’occhio (del fruitore e, in particolare, di quello del fotografo), che meglio approssimano il sentire umano, rispetto all’appiattimento di una rappresentazione stretta nei vincoli dell’unario e dell’uniforme, a scapito del molteplice

 

Racconti dai dettagli.

Il dettaglio, il suo termine, diventa quindi un pre-testo per una proposta di re-visione e di ri-lettura della nostra semantica occidentale, attraverso l’uso del medium dell’immagine fotografica. Provocando nel fruitore, attraverso lo stimolo della sua multiformità eidetica, la percezione dei reali limiti imposti da un’unica interpretazione il proposito è quello di sollecitarne, quindi, quella sua propria, la sola realmente unica, in quanto strettamente individuale.